Gruppo Flora Alpina Bergamasca
Presidente Dr. Giuseppe Falgheri
Coordinatore scientifico Prof. Germano Federici
Al Presidente del Consorzio Parco delle Orobie Bergamasche Franco Grassi, Al Direttore del Consorzio Parco delle Orobie Bergamasche Direttore dr Mauro Villa, Via Verdi, 25/C - 24121 Bergamo
Spett.le Regione Lombardia, All’attenzione dell’Ing. Filippo Dadone Dirigente della Struttura Valutazione Impatto Ambientale Via Sassetti 32/2 - 20124 Milano, All’attenzione del Direttore Qualità dell’Ambiente Generale Franco Picco Via Pola, 14 - 20124 Milano
Al Presidente della Comunità Montana Valle di Scalve Franco Belingheri, All’Assessore attività culturali e ambiente della Comunità Montana Valle di Scalve Gianmario Bendotti, All’Assessore al turismo e sport della Comunità Montana Valle di Scalve Claudia Ferrari Via A. Acerbis, - 24020 Vilminore di Scalve (BG)
Al Sindaco del Comune di Valbondione Benvenuto Morandi Via Beltrame, 34 – 24020 Valbondione (BG)
Al Sindaco del Comune di Gromo Santus rag. Luigi Piazza Dante, 8 – 24020 Gromo (BG)
Al Sindaco del Comune di Ardesio Antonio Delbono Piazza Monte Grappa, 3, 24020 Ardesio (BG)
Al Sindaco del Comune di Colere Franco Belingheri via Tortola, 54 - 24020 Colere (BG)
Al Sindaco del Comune di Vilminore di Scalve Giovanni Toninelli P.zza Papa Giovanni XXIII - 24020 Vilminore di Scalve (BG)
Al Sindaco del Comune di Oltressenda Alta Gian Maria Tomasoni Piazza Chiesa, 2 Oltressenda Alta (BG)
Al Presidente della Provincia di Bergamo Geom. Valerio Bettoni Via Torquato Tasso 8, 24100 Bergamo
All’Assessore all'ambiente e alla tutela risorse naturalidella Provincia di Bergamo Arch. Alessandra Salvi Via Camozzi 95, 4100 Bergamo
All’Assessore alla cultura sport e turismo della Provincia di Bergamo Dottoressa Tecla Rondi Via Borgo Santa Caterina 19 - 24124 Bergamo
Ai Referenti delle Istituzioni scientifiche Loro Sedi
Oggetto: osservazioni in merito al progetto preliminare di potenziamento e collegamento dei demani sciabili dell’Alta Valle Seriana e della Valle di Scalve.
Il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB) è un’associazione che ha tra i suoi obiettivi prioritari lo studio e la salvaguardia del patrimonio floristico della nostra provincia. Al FAB aderiscono appassionati locali, botanici, professori universitari italiani ed esteri, conservatori e direttori di Istituzioni museali. Il Gruppo, tra le diverse attività che lo vedono coinvolto, è impegnato nella stesura di un “Atlante della distribuzione della flora vascolare della provincia di Bergamo e Brescia” sotto il coordinamento del Prof. Fabrizio Martini dell’Università di Trieste, atlante la cui stesura definitiva è prevista fra 2 anni. Nell’ambito di questa attività sono stati raccolti 500.000 dati sul territorio delle due province e, proprio grazie alle informazioni raccolte con un capillare lavoro di censimento, il Gruppo Flora Alpina Bergamasca esprime il vivo allarme per le importanti e negative ricadute ambientali nel caso in cui si realizzasse il progetto di cui sopra per i motivi di seguito riportati.
L’area interessata al progetto ha certamente un alto pregio naturalistico ed è oggetto di studi a livello internazionale, come testimonia la notevolissima mole di pubblicazioni scientifiche ad essa dedicata.
Le indagini finalizzate alla stesura del Piano Territoriale di Coordinamento condotte dall’Università degli Studi di Milano del 1976 per il Parco delle Orobie Bergamasche vi segnalano due biotopi classificati con valore naturalistico 9,5 su 10:
Non a caso l’area ricade nel Sito di Importanza Comunitaria IT2060005 all’interno della Direttiva Habitat della Comunità Europea. Nella descrizione del sito la zona è definita “Estremamente significativa la componente floristica, ricchissima di specie rare e di endemismi... Rilevante l'aspetto paesaggistico”. Inoltre si dichiara senza possibilità di equivoci che per la sua conservazione “una rigida forma di protezione del sito dovrebbe escludere dal sito qualsiasi forma di azione antropica, fatta eccezione per la fruizione zootecnica tradizionale”.
Alla documentazione naturalistica del progetto preliminare di sviluppo sciistico visionabile presso la sede del Parco delle Orobie è necessario aggiungere, per una valutazione più ponderata, che all’interno dell’area interessata vivono, come da noi censite:
Ne discende che il contesto in esame è tra i più pregiati da un punto di vista floristico, storico-evolutivo, della provincia ed in particolare del Parco delle Orobie.
Il livello di biodiversità floristica, infatti, è tra i più elevati della Bergamasca: in quest’area il numero di entità tassonomiche per quadrante floristico supera del 50% la media per la provincia e tra i quadranti montani questo è il più ricco.
Altro elemento allarmante è il rischio per alcune delle 6 specie endemiche strettamente orobiche a specializzazione ecologica molto esasperata e che, di conseguenza, si rinvengono esclusivamente negli ambiti con caratteristiche ambientali molto definite: basti ad esempio il caso di Galiummontis-areraeMerxm. etEhrend che vive sui ghiaioni calcarei in Valle Conchetta sotto il Pizzo di Petto, sito interessato da ipotesi di tunnel per la realizzazione del quale è inevitabile lo sconvolgimento profondo del delicato ambiente con una probabile cancellazione locale della specie e per la quale risulta del tutto ipotetica la possibilità tecnica di una sua reintroduzione in un ambiente manomesso.
Anche la sola presenza degli endemismi orobici e il rischio per la loro sopravvivenza dovrebbero consigliare l’immediato abbandono del progetto.
Nell’area crescono numerose specie che compaiono nella lista della flora spontanea protetta dalla Regione Lombardia.
Le opere di messa in sicurezza dei versanti, le opere di protezione, la larghezza minima da garantire per le piste e le strade di servizio non possono che richiedere pesanti interventi di scasso e spostamento di suoli che nessuna opera di ripristino o compensazione faunistica, floristica e vegetazionale potrà mai più bilanciare in termini di impatto ambientale.
Considerato quanto finora esposto è evidente che il progetto incide negativamente sull’integrità del sito. In questi casi le norme che regolamentano la gestione dei SIC (Decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120, art. 6, comma 9) prevedono l’autorizzazione del progetto solo in caso di “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (cioè “esigenze connesse alla salute dell'uomo e alla sicurezza pubblica o ad esigenze di primaria importanza per l'ambiente, ovvero, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico."). E’ abbastanza evidente che un comprensorio sciistico non rientra nella casistica sopracitata
Sottolineiamo inoltre che l’analisi ambientale commissionata all’Università di Bergamo-CST e al CNR dalle imprese interessate alla realizzazione degli impianti sciistici è stata prodotta, per ammissione degli stessi estensori, in tempi troppo brevi per un’analisi approfondita e incontrovertibile del patrimonio esistente, vegetale in particolare. Le relazioni si concludono, non a caso, con la richiesta di ulteriori studi in loco per una valutazione più puntuale.
La biodiversità floristica della nostra provincia sta da tempo conoscendo una drastica flessione e un generale impoverimento dovuti ai sempre più pesanti interventi antropici sul territorio; il confronto con gli elenchi floristici della prima metà del secolo scorso vedono già un lunga teoria di estinzioni valutata intorno al 10 % del patrimonio complessivo. Progetti come quello in esame non fanno altro che accelerare la tendenza in atto.
A margine delle precedenti valutazioni di carattere strettamente floristico ci siano consentite considerazioni di natura più generale:
Nel progetto sono sottostimate le problematiche legate all’innevamento artificiale dovute alle scarse precipitazioni degli ultimi anni; la zona inoltre è a carattere carsico con scorrimento superficiale delle acque quasi nullo e pertanto i prelievi saranno necessariamente effettuati a fondo valle.
La tendenza ad un generale rialzo climatico è un dato ormai assodato dalla comunità scientifica; le previsioni sul medio periodo non trovano d’accordo gli studiosi del settore solo nello stabilire la velocità dell’innalzamento climatico. Molte delle piste ipotizzate risultano esposte a mezzogiorno con evidente rischio di limitata durata della copertura nevosa e comunque di una cattiva qualità della stessa.
La nostra provincia ha già conosciuto in passato altre “valorizzazioni” legate allo sci da discesa che non sono risultate vincenti nel tempo: Poieto, Valcanale, Conca dell’Alben, Alpe Arera; di queste opere ci rimangono solo tristi relitti.
Il pregio paesaggistico dell’area in questione subirebbe un drastico ridimensionamento del quale si pagherebbero le conseguenze anche economiche nel lungo periodo in termini di minore attrattiva per il turismo escursionistico.
Al contrario gli organi competenti in materia di governo del territorio dovrebbero valutare le possibilità di promuovere le valli bergamasche e le loro straordinarie peculiarità come richiamo turistico su scala nazionale e internazionale, per stimolare il mercato del turismo naturalistico, attivando progetti di sviluppo e valorizzazione turistica eco-compatibile, che permettano di accedere a finanziamenti europei. Dovrebbero essere approfondite le valutazioni inerenti le potenzialità anche economiche di una valorizzazione del pregio ambientale e della sua ricaduta sull’economia locale, in alternativa alle scelte legate ai comprensori sciistici.
Con stima e fiducia
Bergamo 24 aprile 2008
Il Presidente Dr. Giuseppe Falgheri
Il Coordinatore scientifico Prof. Germano Federici
Il Responsabile FAB per la ricerca floristica nel Territorio Bergamasco Prof. Giovanni Perico